“Posto” parte di una relazione da me scritta per il corso di Psicologia Dinamica nel 2004. Credo possa essere interessante.
Con maschile si intende il prodotto sessuale maschile, lo spermatozoo e il suo portatore; con femminile l’uovo e l’organismo che lo ospita. In entrambi i sessi si sono formati organi che servono esclusivamente alle funzioni sessuali e che si sono sviluppati dalla stessa disposizione, assumendo due diverse conformazioni. Ci sono poi altri, cosiddetti, caratteri sessuali secondari, i quali non sono altro che dei tratti somatici diversi. A questo punto la scienza ci fa osservare che parti dell’apparato sessuale maschile si riscontrano anche nel corpo della donna, benché in stato atrofizzato, e viceversa. Di norma, quando viene detto maschile si intende “attivo”, e quando si dice femminile si intende “passivo”. Questo può derivare dal fatto che la cellula maschile è mobile e attiva, mentre quella femminile, l’uovo, è immobile e attende passivamente. Nella donna la repressione dell’aggressività , impostale dalla società, favorisce lo sviluppo di forti impulsi masochistici. Il masochismo, dunque, può essere definito strettamente femminile. Il passaggio dalla bambina alla donna è più difficile e complicato rispetto a quello da bambino a uomo, poiché comprende due compiti in più. Seguiamo in parallelo i due diversi processi: bambina – donna, bambino – uomo. La differenza principale sta nella conformazione dei genitali, anche nella disposizione pulsionale ci sono delle differenze che anticipano l’indole della donna. Solitamente le bambine sono meno aggressive, meno ostinate e autosufficienti. Si ha anche l’impressione che le femminucce siano più intelligenti e vivaci dei maschietti loro coetanei, sono maggiormente rivolte verso il mondo esterno. Entrambi i sessi sembrano però attraversare allo stesso modo le prime fasi dello sviluppo della libido. Con l’ingresso nella fase fallica si notano meglio queste concordanze nello sviluppo della libido. Nel maschio questa fase è caratterizzata dal sapersi procurare piacere tramite l’autoerotismo. Lo stesso fa la bambina stimolandosi la clitoride. In questa fase tutti gli atti onanistici si esplicano sulla clitoride lasciando da parte la vagina, l’organo propriamente femminile, che scoprirà più tardi. Perciò possiamo affermare che nella fase fallica della bambina la clitoride è la zona esogena dominante, come lo è, allo stesso modo, il pene per il maschio. Con la svolta verso la femminilità la clitoride dovrà cedere la sua importanza alla vagina; questo è uno dei due compiti che dovranno essere affrontati e risolti dallo sviluppo della donna, al contrario dell’uomo che non dovrà spostare la sua attenzione dalla principale zona esogena. Passiamo ora al secondo compito.Il primo oggetto amoroso per il maschio è la mamma, anche per la bambina lo è, poiché da lei ottiene il soddisfacimento dei bisogni primari. Nella situazione edipica, invece, l’oggetto amoroso nel maschio non cambia, ma nella bambina le attenzioni si spostano sul padre. Durante il processo di sviluppo, quindi, la bambina deve cambiare zona esogena e oggetto, mentre il maschio li mantiene entrambi. Vediamo ora come avviene, nella bambina, lo spostamento dalla madre all’attaccamento per il padre. Durante il periodo in cui la bambina rivolge le sue attenzioni sessuali sulla madre, il padre è solo un molesto rivale. Per comprendere la donna bisogna valutare adeguatamente questa fase dell’attaccamento preedipico alla madre. Inevitabilmente questo attaccamento, da parte della bambina, alla madre è destinato a cedere il posto ad un sentimento simile verso il padre. Il distacco dalla madre avviene all’insegna dell’ostilità, l’attaccamento si trasforma in odio. Una ricca fonte di ostilità verso la madre sono, nella bambina, i desideri sessuali che non possono essere soddisfatti; la più forte di queste frustrazioni si verifica nella fase fallica, quando la madre le impedisce di autoerotizzarsi.Vi è però un fattore specifico che porta la bambina a staccarsi dalla madre: il complesso di evirazione. La bambina ritiene la madre responsabile della sua mancanza del pene. La bambina, alla vista dell’altro genitale, nota subito la differenza e il significato che esso ha ( per lei la mancanza del pene è il segno di un pregiudizio al quale deve riparare); cade quindi nell’invidia del pene. La scoperta della propria evirazione è un punto molto importante nello sviluppo della bambina. Da essa si dipartono tre indirizzi evolutivi: uno porta all’inibizione sessuale o alla nevrosi; il secondo a un cambiamento del carattere nel senso di un complesso di mascolinità; l’ultimo alla femminilità normale. Il contenuto essenziale del primo è che la bambina si lascia guastare il godimento della propria sessualità fallica dall’influsso dell’invidia del pene. Mortificata nel suo amor proprio dal confronto col maschio essa rinuncia al soddisfacimento masturbatorio clitorideo e respinge il proprio amore per la madre. Il distacco dalla madre avviene in modo graduale poiché all’inizio la bambina crede che la propria evirazione sia una disgrazia individuale, solo in seguito la estende a tutti gli esseri femminili e infine anche alla madre. Il suo amore era infatti diretto alla madre fallica; con la scoperta che anche la madre è evirata, diventa possibile abbandonarla come oggetto d’amore, quindi i motivi di ostilità accumulati in passato prendono il sopravvento. Si può dire che con la scoperta della mancanza del pene, la donna perde di valore agli occhi della bambina, così come del bambino, e forse, più tardi, dell’uomo. Lo sviluppo femminile fornisce inoltre l’esempio di uno sforzo infantile di autoliberarsi dell’onanismo. Nel caso in cui l’invidia del pene abbia suscitato un forte impulso contro l’onanismo clitorideo, e questo non voglia cedere, si accende una lotta violenta per liberarsene dove la bambina esprime tutta la propria delusione per l’inferiorità della clitoride opponendosi al soddisfacimento che da essa potrebbe trarre. Con l’abbandono della masturbazione clitoridea si rinuncia parzialmente all’attività. A questo punto la passività prende il sopravvento e la svolta verso il cambio dell’oggetto amoroso si compie prevalentemente con l’aiuto di spinte pulsionale passive. Freud dice inoltre che la scelta oggettuale della donna spesso risulta attuata in base ad un ideale narcisistico, dove l’ideale è quel particolare uomo che la bambina aveva desiderato di diventare.
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